# National Geographic Italia — agosto 2009 ## «Venezia» ### di Cathy Newman · fotografie di Jodi Cobb · pp. 78-87 *Seguito da «Venezia ritorno al Futuro», testo e fotografie di Diego Orlando, pp. 96-99.* --- **Nota sulla trascrizione.** Testo ricostruito dall'OCR di una scansione della rivista e ricontrollato pagina per pagina sull'immagine. Le didascalie delle fotografie e i testi delle infografiche sono riportati come citazioni. La numerazione è quella della rivista. **Pagine presenti nella scansione:** 78, 79, 80, 81, 84, 85, 86, 87, 96, 97, 99. **Mancano:** 82-83 (doppia pagina fotografica), 88-95 — fra cui il riquadro sul Mose richiamato a p. 79 — e 98. Una didascalia a p. 87 non è leggibile. **Diritti.** Il testo è di *National Geographic Italia* e degli autori. Questa trascrizione è messa a disposizione a fini di documentazione e studio, insieme alla pagina che la commenta, e viene rimossa su semplice richiesta dell'editore. --- ### p. 78 — apertura **di Cathy Newman · fotografie di Jodi Cobb** Non esiste forse nessun luogo al mondo dove un'incombente catastrofe possa vantare una cornice più splendida di Venezia. Sospesa tra acqua e terra, la città sorge scintillante come un miraggio dalla laguna all'estremità settentrionale del Mar Adriatico. Da secoli minaccia di sparire sotto le onde dell'acqua alta che l'assedia con regolarità implacabile, complici le maree che crescono e le fondamenta che sprofondano. Ma questo è probabilmente l'ultimo dei suoi problemi. Provate a chiederlo a Massimo Cacciari, brillante e spigoloso docente di filosofia, grande conoscitore del tedesco, del latino e del greco antico, un uomo capace di portare il pensiero politico a livelli stratosferici. Chiedete al sindaco di Venezia che affonda nell'acqua alta. «Procuratevi un paio di stivali di gomma», sarà la sua risposta. Ma se funzionano per tenere i piedi asciutti, gli stivali nulla possono contro un problema che preoccupa più di qualunque inondazione: l'invasione dei turisti. **Numero di abitanti a Venezia nel 2008: 60 mila. Numero di visitatori stimati nello stesso anno: 21 milioni.** Nel 2008, per il ponte del Primo maggio, sono calati in città come locuste sui campi d'Egitto **ben 80 mila turisti**. I parcheggi pubblici di Mestre, città di terraferma del territorio comunale veneziano dove la gente lascia i propri mezzi per prendere l'autobus o il treno fino al centro storico, erano talmente zeppi che sono stati chiusi. Quanti sono riusciti a raggiungere Venezia hanno invaso le calli come banchi di pesce azzurro, agguantando pizza e gelati a destra e manca e lasciandosi dietro una scia di cartacce e bottiglie di plastica. La Serenissima è tutto tranne che serena. Guida alla mano e, nello zaino, spazzolino, scarpe comode e un bel po' di fantasie, il mondo s'immerge nel fonte squisitamente cesellato della città e… *splash!* I veneziani vengono sbalzati fuori. Certo, il turismo non è l'unica causa di un esodo sempre più rapido. Eppure nell'aria aleggia un interrogativo: chi saranno gli ultimi veneziani a rimanere? «Venezia è stupenda», dice il direttore di una fondazione culturale. Dalla sua finestra si vede tutto il Bacino di San Marco con la sua sconfinata flottiglia di motoscafi, gondole e vaporetti e, in fondo, la piazza omonima, epicentro del turismo veneziano. **«In realtà è un immenso teatro. Chi ha denaro da spendere può affittare un appartamento con personale di servizio in un palazzo del Seicento e fingere di essere un nobile».** Accomodatevi in sala. Nello spettacolo che va in scena, Venezia interpreta un doppio ruolo: quello della città vissuta dai suoi abitanti e quello dell'icona visitata dai turisti. Luci, scenari e costumi sono belli da morire, ma la trama è confusa e il finale incerto. Una cosa però è sicura: sono tutti pazzamente innamorati della protagonista. **«LA BELLEZZA È DIFFICILE»**, risponde il sindaco Cacciari come se, anziché discutere di politica comunale, stesse parlando a un seminario di estetica. Il sindaco cita Ezra Pound (poeta americano sepolto a Venezia) che a sua volta citava un verso di Aubrey Beardsley per William Butler Yeats, in una sorta di telefono senza fili letterario; d'altronde, la tortuosità è veneziana come le curve del Canal Grande. Cacciari sembra d'umore nero quanto la sua chioma rigogliosa (questo signore di 63 anni non ha un solo capello bianco. «Si tinge?», chiedo a un'addetta stampa. «No, e ne va molto fiero», risponde lei). Il giorno prima un acquazzone torrenziale si è abbattuto su Mestre. È stata la pioggia ad allagarla, non l'ac‑ --- ### p. 79 ‑qua alta, mi dice Cacciari nel suo ufficio. «Il Mose [il sistema di barriere in corso di realizzazione; vedi p. 90] non sarebbe servito a niente. L'alta marea non è un problema per me: è un problema per voi stranieri». Fine della discussione sugli allagamenti. No, insiste Cacciari, i problemi sono altrove. Nei costi di manutenzione della città: «I fondi statali non bastano a coprire tutto: pulizia dei canali, restauro degli edifici, rialzo delle fondamenta. È tutto molto dispendioso». Nel costo della vita: **«Vivere qui costa molto più che a Mogliano, a 20 chilometri da Venezia. Se lo possono permettere solo i ricchi o gli anziani proprietari di un alloggio che hanno avuto in eredità. I giovani? Non hanno abbastanza soldi».** Infine c'è il turismo. Al riguardo, Cacciari il filosofo dice: «Venezia non è una romantica meta per sposi in viaggio di nozze. È una città forte, contraddittoria, indomabile. Non la si può ridurre a una cartolina». La chiuderebbe ai turisti? **«Sì. O magari, a pensarci bene, farei fare un esamino d'ammissione e pagare una piccola quota».** Sembra rifletterci. La piccola quota d'ammissione si aggiungerebbe ai prezzi già molto alti. Un turista paga 6,50 euro per il vaporetto, 10 euro per una bibita al Caffè Florian e 30 euro per una maschera di plastica, probabilmente fatta in Cina. E se si vuole comprare un palazzo? «Il Canal Grande è il non plus ultra», dice l'agente immobiliare **Eugenio Scola** nel suo ufficio rivestito in noce che affaccia su San Marco. Scola indossa una giacca nera d'ottimo taglio, camicia bianca perfettamente stirata, jeans con cintura di coccodrillo e mocassini di lucente vitello nero. **Per anni i compratori sono stati americani, inglesi, altri europei, spiega. «Adesso si cominciano a vedere dei russi. E qualche cinese».** Fra gli immobili in vendita, Scola ha un appartamento restaurato di tre camere da letto sul piano nobile di un palazzetto del Settecento. «Molto bello», dice mostrando la pianta. L'appartamento comprende studio, biblioteca, sala della musica, due soggiorni, una stanzetta per la donna di servizio e una splendida vista su tre lati. **A "soli" nove milioni di euro.** Se preferisco, **è in vendita anche l'intero Palazzo Nani, 5.600 metri quadrati con possibilità di cambiarne la destinazione d'uso. «Probabilmente diventerà un albergo», dice Scola.** Gli chiedo qualcosa di più abbordabile e mi porta a vedere **un monolocale di 36 metri quadrati** che renderebbe claustrofoba una sardina; **però costa solo 260 mila euro. Qualcuno lo comprerà come investimento o per farne un *pied-à-terre*. Quasi certamente, non sarà un veneziano.** Per chi non appartiene a quello che lo scrittore americano Henry James già nel 1882 definì il "volgare spettacolo" della Venezia turistica, per chi vive qui, magari in un appartamento al quarto piano senza ascensore (a Venezia gli ascensori sono rari), per quelli che qui si svegliano, vanno a lavorare e poi tornano a casa, la città è tutta un'altra cosa. L'anormale è normale. L'allagamento è routine. Se la sirena suona, scendono le porte d'acciaio di protezione. Si indossano gli stivali, immancabili in ogni guardaroba locale. Vengono montati i quattro chilometri di passerelle di legno con i sostegni di metallo. La vita continua. In questa città dove tutto ciò di cui si ha bisogno per vivere e morire dev'essere spostato sull'acqua, fatto passare sopra e sotto i ponti, portato a fatica su per qualche scala, il tempo si misura sul respiro delle maree e lo spazio sui confini d'acqua. La matematica della distanza, un calcolo basato su numero di passi e orari dei vaporetti, viene d'istinto a qualsiasi veneziano. Silvia Zanon sa che per arrivare da casa sua in Calle delle Carrozze a Campo San Provolo, dove insegna alla scuola media, ci vogliono 23 minuti a piedi. La mattina esce alle 7.35. Memi, il proprietario di una trattoria del quartiere, sta leggendo il giornale seduto a un tavolo e, quando lei passa, alza lo sguardo e le fa un cenno col capo. Il giovanotto che raccoglie la spazzatura per la chiatta della nettezza urbana mormora un saluto. Zanon gira in Campiello dei Morti e passa davanti a un muro ricoperto da una rosa rampicante bianca; > *Cathy Newman è un'inviata di NG. Jodi Cobb ha lavorato in oltre 50 paesi; fra i suoi servizi per la rivista figura quello dedicato agli schiavi del XXI secolo.* --- ### p. 80 un ponte, due campi, un'altra svolta a sinistra davanti a un ex cinema che oggi è diventato un ristorante alla moda e via verso Calle Frezzeria. Più avanti c'è il Museo Correr. Zanon attraversa Piazza San Marco, che di mattina presto è magicamente vuota. «Appena metto piede su quel lastricato mi rinnamoro della città», sospira. Un altro ponte, una camminata veloce per Campo San Filippo e Giacomo ed è arrivata. Sono le 7.58. Venezia non va solo vista, ma ascoltata. Di sera, quando l'occhio non è più distratto dallo splendore delle cupole dorate, si può distinguere lo schiocco delle imposte che si chiudono, il ticchettio dei tacchi sui ponticelli di pietra, le conversazioni sussurrate, le onde che si frangono contro il frangiflutti, il tamburellio della pioggia sulle tende dei negozi e, sempre, quello scampanio sonoro e triste. Ma la voce di Venezia sta soprattutto nell'assenza del rumore di automobili. Franco Filippi, scrittore e libraio, è spesso insonne; perciò di notte si alza e inoltra nel dedalo di calli armato di torcia, fermandosi ogni tanto per puntarla su un bassorilievo circolare in cui è raffigurata qualche bestia fantastica. È in questi momenti, mentre la città dorme e lui si immerge nella contemplazione del passato, che Filippi si riappropria di Venezia, assediata di giorno dalle folle che ne riempiono le calli, i campi, i canali. Gherardo Ortalli, docente di storia medievale, vede le sue passeggiate sotto una luce meno poetica. «Quando vado per calli con i miei amici, sono sempre costretto a fermarmi perché qualcuno ci sta fotografando come se fossimo degli aborigeni», lamenta. **«E forse un giorno lo diventeremo. Forse un giorno ci sarà una gabbia con la scritta: "Date da mangiare ai veneziani". Quando arrivai qui, 30 anni fa, c'era una popolazione di 120 mila anime. Ora ne restano meno di 60 mila».** > **[didascalia]** Lo splendido degrado è una costante a Venezia, e così le riparazioni. Sistemare le fondamenta danneggiate dall'acqua significa prosciugare il rio, ed eliminare il fango. Vivere a Venezia è caro ma alcuni, come questa coppia al Casinò, sono ben disposti a pagarne il prezzo. --- ### p. 81 Sembra un declino inesorabile. **L'anno scorso il numero dei residenti si è ridotto di 444 unità.** Ortalli pensa che **Venezia finirà per diventare un parco a tema per ricchi, gente che farà una scappata in jet per trascorrere un paio di giorni nel suo palazzo e ripartire.** Sono le 10, e prima di andare in ufficio Ortalli passa a comprare il giornale in un'edicola di Campo Santa Margherita traboccante di souvenir: maschere in miniatura, spille a forma di gondola, berretti da giullare. **«È tutto in vendita», sospira. «Anche Venezia».** Il funzionario incaricato di porre rimedio al deterioramento che la città subisce a causa del turismo si chiama Augusto Salvadori e sul suo biglietto da visita si legge: > *Assessorato al Turismo* > *Promozione della Città, delle sue Tradizioni e Manifestazioni Storiche e Culturali* > *Tutela del decoro della Città* > *Prevenzione e tutela di polizia contro il Moto Ondoso* > *Toponomastica* Nel suo caso, la parola "amore" forse non basta a descrivere i sentimenti che nutre per Venezia. Salvadori non è solo l'assessore al turismo e il promotore delle tradizioni della città: è il suo paladino. Fosse per lui, tutti i balconi di Venezia sarebbero ornati di gerani (ne ha fatte distribuire 3.000 piante con questo proposito). Una volta, mentre cenava in un ristorante affacciato su un rio, si è alzato per sgridare un gondoliere che stava cantando *'O sole mio* anziché una canzone veneziana. Un paio di anni fa Salvadori ha spedito in Piazza San Marco un manipolo di volontari per diffondere il vangelo del decoro urbano e ricordare ai visitatori di rispettarne i comandamenti: non mangiare, non bere, né sedersi fuori dalle aree designate. «Ci stiamo battendo per salvaguardare la dignità di Venezia», dice. Poi, la primavera successiva, ha annunciato l'istituzione della settimana del decoro, in occasione della quale sono state distribuite ai residenti **72 mila buste di plastica** per raccogliere i bisognini dei loro amici a quattro zampe. Utilissime: purtroppo, però, nessuno --- ### pp. 82-83 — *(doppia pagina fotografica, non presente nella scansione)* --- ### pp. 84-85 — mappa a doppia pagina + testo > **[titolo della mappa]** **NON C'È POSTO PER TUTTI** — Dei sei quartieri, o sestieri, di Venezia, Cannaregio è quello con più residenti, San Marco quello con più turisti. **Una legge del 1999 ha reso più facile convertire le abitazioni in alberghi e pensioni, ma ciò riduce ulteriormente l'offerta di case.** > > **[legenda]** Alberghi e pensioni — ■ Prima del 1999 · ■ Dopo il 1999 > > **[didascalia]** Al Tronchetto, isola fatta col fango dragato nei canali, si parcheggiano i mezzi provenienti dalla terraferma. > > **[crediti]** Virginia W. Mason, NGS. Fonti: Comune di Venezia; Forma Urbis; Provincia di Venezia / Ufficio del Turismo. *(La mappa copre la città storica dal Tronchetto a Sant'Elena più la Giudecca, con i punti degli alberghi e delle pensioni distinti per data di apertura, prima o dopo il 1999. Non è associata a una tabella numerica: il dato quantitativo sta nel testo — "sestuplicato".)* …ha pensato di installare qualche cestino della spazzatura in più dove buttare via le buste. **«Il turismo sta consumando la città»**, dice Salvadori nel suo ufficio, nel cinquecentesco Palazzo Contarini Mocenigo. **«E ai veneziani cosa viene in cambio?».** La fronte si corruga. «I servizi faticano a soddisfare la domanda. Per una parte dell'anno i veneziani non riescono a usufruire del trasporto pubblico neanche sgomitando. La raccolta dei rifiuti è sempre più dispendiosa e aumenta anche il costo della vita». Aumenta eccome, se andiamo a guardare in particolare il mercato abitativo. **Una legge varata nel 1999 che agevola la conversione di edifici residenziali in alloggi per turisti ha esacerbato il problema della carenza di abitazioni; da allora, il numero di alberghi e pensioni si è sestuplicato.** **«Forse servirà a qualcosa mettere una tassa su hotel e ristoranti»**, continua Salvadori. «C'è chi sostiene che così i turisti non verranno, ma io mi chiedo: possibile che si facciano spaventare da qualche euro in più? Comunque», aggiunge, **«non posso preoccuparmi degli alberghi: devo pensare ai veneziani.** La mia è una battaglia per la città, perché Venezia», la voce si addolcisce, la mano si posa sul cuore, «la porto qui dentro». Il turismo fa parte del paesaggio veneziano sin dal XIV secolo, epoca in cui i pellegrini sostavano nella città diretti in Terra Santa. Nel Cinquecento, con l'avvento del Protestantesimo, il turismo conobbe una stasi; ma nel secolo successivo ci fu una ripresa grazie ai ricchi viaggiatori europei che, per dar lustro alla propria cultura, intraprendevano il cosiddetto Grand Tour. Chiedo a Ortalli come è cambiato il turismo da allora: **«È vero, c'era il Grand Tour», risponde. «Ma la popolazione era coinvolta attivamente nell'ospitalità.** Ora arrivano a Venezia enormi navi da crociera alte dieci piani. Ma non si può capire Venezia dal decimo piano di una nave. Tanto vale girarla in elicottero. Eppure la gente non ci bada. Arriva a Venezia, scrive una cartolina e ricorda di aver trascorso una serata meravigliosa». **È UNA MALATTIA CRONICA.** Il virus, dice la storica dell'arte Margaret Plant, **ha iniziato a diffondersi dall'ultimo ventennio dell'Ottocento**, allorché la città «divenne un feticcio e si volse risolutamente al passato. Protetta col massimo zelo, a quel punto Venezia si trasformò in un bene economico, la quintessenza del pittoresco in confezione. E i suoi stessi abitanti vennero declassati a ceto inferiore». Il contagio si diffonde per le calli, valica i ponti e attraversa la piazza. «Ecco che se ne va un altro pezzo di Venezia», commenta tristemente Silvia Zanon, l'insegnante, nell'apprendere che **la Camiceria San Marco, aperta da 60 anni** nelle vicinanze della piazza omonima, **ha dovuto trasferirsi in un locale più piccolo e di minori pretese perché l'affitto era triplicato.** Il negozio, tipicamente veneziano, aveva rifornito di pigiami il duca di Windsor e di polo Ernest Hemingway. «È come andarsene dalla casa in cui sei nata», dice Susanna Cestari, da 32 anni alla camiceria, imballando scatoloni in vista del trasloco. **Nell'agosto del 2007 ha chiuso i battenti Molin Giocattoli**, un negozio talmente famoso da far ribattezzare "Ponte dei Giocattoli" un ponte adiacente. **Da dicembre dello stesso anno sono dieci gli esercizi di ferramenta che hanno abbandonato l'attività. Nel mercato di Rialto, salumieri, panettieri e fruttivendoli sono stati sostituiti a poco a poco dai venditori di souvenir.** Ma i turisti non se ne accorgeranno: non vengono certo a Venezia a comprare melanzane. Però ci si sposano. Ormai la macchina turistica contempla anche i matrimoni, **che nel 2007 hanno raggiunto quota 720. Com'era prevedibile, i non residenti convolati a nozze a Venezia quell'anno sono stati quasi il triplo dei residenti.** A quanti vogliano unirsi nel sacro vincolo l'Ufficio matrimoni del Comune di Venezia propone una tariffa di 1.800 euro per i giorni feriali e di 4.200 euro per i weekend. La coppia desidera che la cerimonia sia trasmessa via Internet? 144 euro, prego. Quanto al Carnevale, che una volta era una bellissima festa locale e oggi è un delirio commerciale, in quei giorni i veneziani più sensati vanno fuori città. Una cosa a cui invece non rinunciano è il cinismo. Quando l'esodo sarà completo, se la città finirà per essere solo una splendida bomboniera dorata, chi sarà l'ultimo dei veneziani?, è stato chiesto a una signora di antica famiglia veneziana. **«Chi sarà non lo so», ha risposto la signora, «ma sicuramente ci ricaverà dei soldi».** Nel frattempo, i progetti per salvaguardare la città compaiono e scompaiono con la regolarità delle maree. La posta in gioco, però, è altissima: **il turismo a Venezia genera ogni anno entrate per un miliardo e mezzo di euro, e probabilmente anche di più, perché molte operazioni avvengono in nero.** Il turismo, riferisce il Centro internazio‑ --- ### p. 86 ‑nale di Studi e Ricerche sull'Economia Turistica dell'Università di Venezia [CISET], è **"l'anima dell'economia veneziana, nel bene e nel male"**. C'è chi dice che quelle di Venezia siano ferite autoinflitte, frutto della brama di spremere al turista fino all'ultimo yen, dollaro o euro che sia. **«Non vogliono i turisti, ma i loro soldi sì»**, commenta un ex residente. «Gli americani sono i migliori perché spendono. Gli europei dell'Est, invece, si portano da mangiare e da bere; al più comprano una gondoletta di plastica». Si continua a parlare di limitare i turisti, di tassarli, di esortarli a evitare i periodi di Pasqua e Carnevale, ma la verità è che il turismo – **collegato alla diminuzione della popolazione residente, complicato dal potere di albergatori, gondolieri e conducenti di taxi acquei che hanno interesse a massimizzare l'afflusso di visitatori** – sfugge a soluzioni semplici. **«Tengo a ricordare che la diminuzione della popolazione… non è solo un problema di Venezia, ma di tutte le città storiche, e non solo italiane»**, avverte il sindaco Cacciari. **«Il cosiddetto esodo, che risale a un'epoca molto lontana, è profondamente legato al problema degli alloggi».** Può darsi che una soluzione non esista. «È troppo tardi», sostiene lo storico Gherardo Ortalli. **«Ninive è sparita. Babilonia è sparita. Venezia resterà. O meglio, resteranno le pietre. La gente no».** Ma per ora, oltreché morte a Venezia c'è ancora vita. Franco Filippi passeggia ancora di notte andando in cerca di bassorilievi segnati dal tempo; Silvia Zanon va a scuola e attraversando San Marco si rinnamora della città; e ammesso che sia la stagione giusta, al mercato si possono ancora comprare le melanzane. **«Venezia potrà anche morire», insiste Cacciari, «ma non diventerà mai un museo».** Può darsi. Nel > **[didascalia]** **Nel 2007 a Venezia vi sono state 440 nascite; ma con un tasso di natalità comunque in calo, una popolazione sempre più anziana, e i tanti che traslocano (a destra) in case meno care sulla terraferma, i residenti sono calati da 150.000 a 60.000 in 50 anni.** --- ### p. 87 — chiusura 1852 John Ruskin scrisse che Palazzo Ducale non avrebbe resistito altri cinque anni; è passato un secolo e mezzo e il palazzo è ancora in piedi. Scivolare sulle acque verde ardesia della laguna davanti a San Giorgio Maggiore verso il Bacino di San Marco e avvicinarsi ai trafori di archi e colonne di Palazzo Ducale vedendolo come dovettero vederlo i dogi significa capire che la bellezza, pur difficile e malandata, sopravvive. Lo stesso si può dire del romanticismo. Cos'è Venezia se non lo scenario più sublime per i trilli del cuore? Qualche tempo fa, un ragazzo e una ragazza di Grosseto, 13 e 12 anni d'età, hanno deciso di scappare di casa. I genitori erano contrari al loro amore; così i due hanno messo da parte la paghetta e hanno comprato due biglietti ferroviari per Venezia. Sono andati a spasso per le calli e si sono affacciati dai ponti sopra i rii. Al calar della sera hanno cercato un posto per dormire. I due sono arrivati all'Hotel Zecchini, un piccolo albergo con una tenda bianca e arancione. L'addetto al ricevimento ha udito una vocina chiedere una stanza, si è sporto dal banco e si è trovato davanti due volti infantili. Scettico sulla storia di una zia che doveva arrivare di lì a poco, l'uomo ha rivolto loro qualche domanda gentile, poi ha chiamato i carabinieri. «Erano così teneri! Volevano solo stare insieme», ricorda Elisa Semenzato, direttrice dell'hotel. I carabinieri hanno fatto fare ai due un giro della città in motoscafo, poi li hanno portati al comando, situato in un ex convento, e li hanno messi a letto in stanze rigorosamente separate. Ma anche nell'apoteosi del romanticismo si riaffaccia la realtà. Poco inteneriti dall'avventura alla Romeo e Giulietta, i genitori dei ragazzi sono arrivati nel pomeriggio per riportarli a casa, lontano dalle dolci pene del primo amore e dalla magia di Venezia. I baci finiscono, i sogni svaniscono. E a volte svaniscono anche le città. Aspiriamo sempre al finale perfetto, ma quando scende il sipario si porta dietro anche il nostro cuore. **Sì, la bellezza è davvero difficile.** ☐ > **[didascalia foto]** *(trasloco su chiatta in un rio; testo della didascalia non leggibile nella scansione)* --- # «Venezia ritorno al Futuro» **testo e fotografie di Diego Orlando** > *La Serenissima non diventerà un museo: lo testimoniano i nuovi progetti di cui è protagonista la città, che recupera in chiave modernissima il suo glorioso passato.* ### p. 96 Avveniristica, innovativa, tecnologica, avanguardista. Sono gli inusuali aggettivi usati per descrivere una Venezia che cambia all'interno del suo aspetto secolare. Involucri immutati celano all'interno realtà avanzatissime, meccanismi di raffinata tecnologia, opere d'arte e spazi espositivi, guidati da concetti di multidisciplinarietà quasi rinascimentale. La nuova architettura riflette la città: Venezia, apparentemente immutabile, è invece un laboratorio in evoluzione velocissima e costante, in cui sperimentazione ed esplorazione sono gli aspetti più evidenti. **«La città del futuro si propone come quella che è sempre stata nel suo nobile passato, riappropriandosi della sua tradizione più importante: essere crocevia e libero interprete di culture e tendenze»**, osserva l'architetto di origini veneziane Andrea Barbato. Una spinta nuova nata negli anni Novanta con i primi recuperi delle strutture nell'area dell'Arsenale, e arrivata ora a pianificare la riconversione di un'ulteriore parte dell'area industriale di Marghera e la riscoperta del Waterfront, allineandosi quindi ai modelli urbani di **Barcellona, Marsiglia, Genova, Valencia, Glasgow**. Un modello di sviluppo della città e del sistema economico-sociale, che negli ultimi anni si è sempre più focalizzato, in tutto il territorio comunale, sul rapporto con l'acqua. «Un'evoluzione del territorio che deriva dallo sforzo congiunto di gruppi privati – investitori e proprietari di aree – e del Comune, che ha predisposto un **Piano strategico** inteso come programma di sviluppo, ha messo a disposizione strumenti normativi, spazi e risorse», spiega **Laura Fincato**, assessore al Piano strategico e alla Pianificazione territoriale del Comune di Venezia. Il risultato di questa strategia complessiva è un cambiamento visibile verso una **città diffusa**, polo di arte e produzione in cui convergono contemporaneamente innovazioni su più piani. Il cambiamento più percettibile è proprio di fronte a San Marco, dove si trovano fianco a fianco diverse realtà emblematiche di questo nuovo orizzonte di Venezia. ### p. 97 Di recente ha riaperto, dopo vent'anni, la **Dogana da Mar**, con all'interno il Centro d'arte contemporanea **Punta della Dogana – Fondazione François Pinault**, restaurato su progetto dell'architetto giapponese **Tadao Ando**, che ha ripristinato le forme della costruzione originale recuperando capriate e pareti in mattoni e usando il cemento, in un dialogo tra il vecchio e il nuovo che molti vedono come una soluzione ideale per la città. A fianco del Centro Pinault c'è lo **Studium Generale Marcianum**, polo pedagogico-accademico del Patriarcato di Venezia. Al suo interno convivono diverse istituzioni, dalla scuola materna ed elementare a quella superiore e universitaria, alla ricerca universitaria post laurea, in linea con la vocazione millenaria di Venezia e della Chiesa veneziana come centro di confronto ed elaborazione tra culture, e ponte storico nel dialogo con l'Oriente. Proseguendo lungo le Zattere ci sono i nove **Magazzini del Sale**, recuperati alla città e usati come spazi espositivi, ma anche come location per riprese cinematografiche, o gestiti dagli studenti di Architettura che lì hanno degli spazi, i **Sale Docks**. Nei Magazzini del Sale aveva lo studio il grande artista veneziano **Emilio Vedova**, che ha donato un considerevole numero delle sue opere alla città. Lo studio, che oggi ha il nome di **Fondazione Vedova**, è stato restaurato da **Renzo Piano** con uno dei progetti più innovativi degli ultimi anni: le opere di Vedova vengono prelevate da un braccio meccanico in un magazzino lungo 65 metri, allestito in fondo allo spazio espositivo, sollevate e portate davanti al pubblico con un movimento circolare che fa sì che le tele galleggino e seguano lo spettatore, il quale cammina su un pavimento inclinato. > **[didascalia]** *Boy with frog*, la statua in acciaio inossidabile e poliuretano acrilico di Charles Ray che si erge davanti al Centro d'arte contemporanea Punta della Dogana – Fondazione François Pinault. ### p. 99 Anche questo recupero unisce passato e futuro, utilizzando materiali e logiche moderne su strutture antiche. La filosofia è la medesima perseguita anche all'**Arsenale**, tornato a essere spazio della città, produttivo e simbolico della vitalità economica veneziana, così come lo era in epoca medievale. L'**Istituto Thetis**, che ha promosso il primo forte intervento di riqualificazione ambientale negli anni Novanta, unisce sotto gli stessi grandi capannoni di mattoni uffici a forma di prua di navi in strutture smontabili di vetro e acciaio (nei quali si fa ricerca nel campo dell'ingegneria ambientale e civile) e spazi espositivi utilizzati per la Biennale d'Arte Contemporanea. La stessa spinta a cambiare il volto, non solo urbanistico ma anche di rapporto vero e proprio con il territorio circostante, coinvolge la terraferma con la riscoperta e la definizione del **Waterfront di Venezia**. L'intervento più significativo in questo senso è stata la riconversione ambientale, industriale e urbana di parte dell'area di **Marghera**, in passato destinata alla chimica e ora diventata per dimensioni il primo **Parco Scientifico e Tecnologico (VEGA – Venice Gateway) d'Italia**, con edifici avveniristici che ospitano laboratori di ricerca e sviluppo. L'evoluzione dell'area nei prossimi anni vedrà la nascita della **Città della Scienza, Conoscenza e Tecnologia**, passando dagli attuali dieci ettari riconvertiti a una superficie totale di 35. Questo succedersi di idee, entusiasmo imprenditoriale, fiducia nella scienza, nella conoscenza e nella creatività umana, si traduce in vetro, spazi aperti, allunghi di prospettiva, linee curve, ed è simbolicamente suggellato in città dall'apertura del **Ponte della Costituzione**, meglio noto come Ponte di Calatrava, dal nome del famoso architetto spagnolo che lo ha progettato. La Venezia che emerge da questi mutamenti ha ripreso a immaginarsi come un porto sul mondo: fedele alle sue radici più antiche, la città di oggi è pronta a scambiare idee in un pianeta globalizzato, accogliendo le innovazioni del XXI secolo. **Non solo quindi meta turistica, ma luogo con un patrimonio produttivo e tecnologico che lo mantiene vivo, evitando di trasformarsi in un polveroso museo di un passato ormai svanito.** ☐ ---