Analisi dei dati · Gruppo IX Turismo

Cosa succede se chiudiamo le locazioni turistiche

Prima di decidere se e quanto stringere, guardiamo chi sono davvero le locazioni turistiche della città storica e quanto costa spegnerle. Perché una chiusura indiscriminata colpisce un bersaglio diverso da quello che si crede — e a un prezzo reale.

Premessa

Il perimetro: la sola città storica

Tutti i numeri di questa pagina riguardano la città storica — i sei sestieri più Sant’Elena, Giudecca e Sacca Fisola — escludendo Lido, Murano, Burano, Pellestrina e le isole dell’estuario. È il luogo del dibattito sul ripopolamento, ed è lì che va misurato l’effetto di ogni intervento.

Fonte dei dati: Inside Airbnb, rilevazione giugno 2026 (con confronto dicembre 2021). Al momento della rilevazione la città storica conta 6.182 annunci gestiti da 2.710 host.

01 — Chi sono davvero

Non «tante famiglie che arrotondano»: un mercato che si concentra

L’immagine del settore come pulviscolo di piccoli proprietari è solo metà del quadro. È vero che due host su tre hanno un solo annuncio — ma pesano per meno di un terzo dell’offerta. Il resto è in mano a chi gestisce più unità, e la parte alta è fatta di operatori professionali.

Città storica 2026 — host e annunci per dimensione del portafoglio
Portafoglio hostHost% hostAnnunci% annunci
1 annuncio1.82267,2%1.82229,5%
2–3 annunci55920,6%1.26620,5%
4–5 annunci1626,0%70311,4%
6–10 annunci1013,7%74012,0%
11–20 annunci471,7%70611,4%
oltre 20 annunci190,7%94515,3%

E la direzione è chiara. In quattro anni e mezzo il mercato è cresciuto, ma la crescita l’hanno catturata quasi solo i grandi gestori: i piccoli perdono quota.

Concentrazione — città storica, dic 2021 → giu 2026
IndicatoreDic 2021Giu 2026
Annunci totali5.6486.182
Quota dei grandi gestori (6+ annunci)32,6%38,7%
Quota dei grandissimi (11+ annunci)20,3%26,7%
Quota della fascia piccola (2–3 annunci)23,1%20,5%

167 gestori con 6 o più annunci controllano oggi il 38,7% dell’offerta della città storica (erano il 32,6%). È qui che si concentra il problema — e, come vedremo, è qui che un intervento è efficiente senza colpire le famiglie.

02 — I grandi gestori

«Grande gestore» non vuol dire «grande proprietario»

Ai vertici della classifica non ci sono speculatori con cento case a testa: ci sono agenzie di gestione. È una distinzione che cambia tutto.

Primi operatori per numero di annunci — città storica 2026
OperatoreAnnunci
Veniceapartment.com150
Rent&Relax92
Views on Venice86
Easy Suite SRL82
Wonderful Italy Venezia81
Truly Venice72
DolceVita Apartments42
Palazzo dei Guardiani30

Perché la distinzione conta

Veniceapartment.com non possiede 150 case: ne gestisce 150 per conto di altrettanti proprietari, spesso piccoli. Intervenire sui grandi gestori resta la leva più efficiente — pochi soggetti, quasi il 40% dell’offerta — ma non “libera” automaticamente il 40% delle case: dietro le agenzie ci sono molti proprietari diversi. Il vero patrimonio concentrato in poche mani è un sottoinsieme più piccolo, che questi dati non isolano: per distinguerlo serve l’incrocio con i dati catastali.

E non sono capitale in fuga. Tra i grandi gestori della città storica circa il 90% delle unità fa capo a operatori con sede nella provincia di Venezia; solo ~10% (14 host, 233 annunci) a gestori fuori provincia o esteri. Sono in larga parte aziende di zona — con dipendenti, uffici, fornitori — che a loro volta producono lavoro e indotto. Il problema non è la loro esistenza, ma casi specifici: gli edifici interi trasformati in finti alberghi e i pochi operatori davvero esterni.

03 — La vera linea di faglia

Chi autogestisce e ci vive, chi delega e sta lontano

Il numero di appartamenti è solo un indizio. La differenza che conta è un’altra: chi gestisce di persona il proprio alloggio — e perciò vive vicino e ci campa contro chi lo affida a un’agenzia, perché è un investimento e abita altrove. Chi compra casa a Venezia solo per rendita non fa i check-in alle 23 né corre per una caldaia rotta: delega, e se perde una fetta di reddito poco gli importa. I dati mostrano proprio questa frattura.

Host con nome da agenzia / brand
Fascia% brand
1 annuncio1,9%
2–3 annunci4,1%
4–5 annunci8,6%
6+ annunci27,5%
Dove l’host dichiara di stare
FasciaVenezia
e dintorni
Fuori Veneto
o estero
1 annuncio44,6%22,5%
2–3 annunci58,5%12,8%
6+ annunci62,9%9,0%

Tra i piccoli l’autogestione è la norma: il 98% dei mono-host è una persona, non un brand, e il gruppo più numeroso dichiara Venezia (44,6%, circa due terzi di chi indica un luogo). Il marchio d’agenzia compare davvero solo in cima, dove tocca il 27,5%. In breve: il piccolo che affitta è quasi sempre una persona che si gestisce da sé la casa — e, tra chi dichiara un luogo, in prevalenza veneziano; l’investitore che non ci vive si nasconde dietro l’agenzia, cioè nella fascia alta.

Perché conta — e cosa il dato non dice

Ne segue che per un residente quella casa in autogestione è spesso ciò che gli permette di restare a Venezia, non un extra da limare a piacere: vale tanto per chi ne ha una quanto per chi ne ha due o tre. Due avvertenze oneste: circa un host su quattro non dichiara dove sta, e resta una minoranza reale di piccoli (~1 su 5 tra i mono) che gestisce da lontano; inoltre l’agenzia locale maschera il proprietario assente che ha dietro — perciò l’investitore non-residente lo deduciamo dalla struttura, non lo fotografiamo uno a uno.

Il costo

Chi «ci campa»: un’economia locale, non capitale in fuga

Una chiusura indiscriminata non colpisce speculatori stranieri: colpisce un tessuto di operatori di zona. I piccoli autogestori — veneziani per cui uno, due o tre alloggi sono il reddito di lavoro — e, con loro, agenzie quasi tutte della provincia, che a loro volta danno lavoro e indotto.

04 — Quanto costa

Fino a ~130 milioni l’anno di economia in gioco, 2.381 posizioni host coinvolte

Mettiamo i numeri. Il cuore «sociale» del settore — i piccoli autogestori, da 1 a 3 alloggi — conta 2.381 host per 3.088 annunci: la metà dell’offerta della città storica. Ecco l’attività economica che una chiusura indiscriminata spegnerebbe.

2.381
posizioni host coinvolte (da 1 a 3 alloggi)
~57–65 mln €
reddito diretto degli host / anno
~70 mln €
indotto sul territorio / anno
~130 mln €
attività economica totale / anno
Piccoli autogestori, città storica — attività economica annua
SegmentoHostReddito hostIndotto territorioTotale
Mono-annuncio1.822~35–38 mln €~43 mln €~80 mln €
2–3 annunci559~22–27 mln €~27 mln €~50 mln €
Insieme (1–3 alloggi)2.381~57–65 mln €~70 mln €~130 mln €

Reddito degli host da notti vendute × prezzo (stima prudente ↔ modello ufficiale Inside Airbnb, 21.024 € per annuncio). Indotto = presenze × ~100 €/notte di spesa extra-alloggio (composizione CISET/Insula per il centro storico). In media circa 40.000 € di fatturato lordo a host (ante costi): non un arrotondamento, ma un’attività di lavoro.

Di questi ~130 milioni, cosa si perde davvero

Vale la pena essere precisi, perché non si perde tutto e non allo stesso modo. Il reddito dei proprietari (~57–65 mln) in buona parte non svanisce: si sposta su affitti per studenti e di medio termine (vedi §05), a reddito comparabile. Nemmeno l’indotto (~70 mln) si perde per intero: i turisti che non trovano la LT in larga parte restano a Venezia in hotel e continuano a spendere in bar, ristoranti e negozi (vedi §05). Si perde davvero la quota che rinuncia a Venezia o accorcia il soggiorno, la spesa di prossimità che un ospite d’albergo o uno studente non replica allo stesso modo, e i posti di lavoro dell’ecosistema degli affitti brevi (agenzie, pulizie, manutenzioni) — che in una monocoltura turistica non hanno un altro settore che li assorba.

Il danno vero, insomma, colpisce soprattutto i posti di lavoro dell’ecosistema e la parte di indotto che non si sposta in hotel, non tanto i proprietari: è reale, ma va nominato con precisione — non «tutti i 130 milioni» — anche perché non tutti i 2.381 host, ricordiamo, dipendono al 100% da qui (vedi §03).

05 — Cosa succederebbe davvero

I turisti vanno in hotel, le case vanno agli studenti — non alle famiglie

La domanda che quasi nessuno pone: dopo la stretta, che fine fanno i turisti e gli appartamenti? L’esperienza delle città che hanno regolamentato dà due risposte nette — e nessuna delle due è il ripopolamento.

I turisti restano: si spostano in hotel

La voglia di visitare Venezia non dipende da dove si dorme. A New York, con la Local Law 18 (2023) gli annunci brevi sono stati tagliati di oltre il 90%: effetto sull’accessibilità delle case nullo (erano ~1% dello stock), effetto certo sui prezzi degli hotel — +12,6% in due anni, il triplo della media statunitense. La domanda turistica non sparisce: passa all’hôtellerie, spesso di proprietà esterna.

Le case non tornano ai residenti: passano al medio termine e agli studenti

È il punto che il conteggio degli annunci nasconde: un annuncio cancellato non è una casa restituita a una famiglia. Dove si è misurato, lo sbocco principale è l’affitto di medio termine (30+ giorni) e per studenti, non il contratto residenziale stabile.

A Venezia lo sbocco ha un nome: le stanze per studenti

Venezia è città universitaria (Ca’ Foscari, IUAV) e il mercato lo conferma: una stanza singola in centro storico va oggi ~670–740 €/mese. Un appartamento affittato a stanze rende un reddito comparabile a quello turistico, con molta meno gestione. Conseguenza logica: una stretta sulle LT non produrrebbe case per famiglie residenti, ma affitti per studenti e soggiorni di medio termine. Si cambia il tipo di ospite temporaneo — dal turista allo studente — non si ripopola la città di residenti stabili.

Casi internazionali: Dossier LT §07 e ricerca interna sugli host dopo le restrizioni (New York, Barcellona, Amsterdam, Parigi). Prezzi stanze: portali immobiliari, 2026.

Ne segue la conclusione scomoda: una chiusura non riporta le famiglie e non allevia l’overtourism. Sposta i turisti negli hotel e trasforma gli affitti brevi in affitti per studenti. Può anche essere un esito accettabile — ma va chiamato col suo nome, non «ripopolamento».

06 — La conclusione

A chi dice «da qualche parte bisogna cominciare»

C’è chi risponde a tutto questo: «sarà anche imperfetto, ma da qualche parte bisogna cominciare — meglio poco che niente». È l’argomento che sembra saggio e invece è il più pericoloso, perché scambia il fare qualcosa con l’ottenere qualcosa.

Nel caso delle LT, «poco» e «niente» non sono le uniche opzioni. Una stretta indiscriminata sui piccoli non è «poco di buono»: è un danno certo senza un beneficio dimostrato. Mette a rischio fino a ~130 milioni di economia reale e il reddito di migliaia di famiglie veneziane — i 2.381 piccoli autogestori — e in cambio non riporta un solo residente né toglie un solo turista: le case chiuse diventano semmai stanze per studenti — non case per famiglie — e i visitatori passano agli hotel. «Cominciare da qui» significa cominciare dal bersaglio sbagliato.

Cominciare si può e si deve — ma con la mira giusta: azione forte e mirata sui finti alberghi (interi edifici sottratti alla città) e sui pochi operatori davvero esterni; ai gestori di zona, invece, chiedere un ritorno alla città — un contributo a chi ci vive — non la chiusura; e accompagnare, non colpire, i piccoli che ci lavorano. È la direzione del documento di proposte.

Il seguito
Le proposte: colpire la concentrazione, non i piccoli
Misure concrete in ordine di priorità, ciascuna con l’obiettivo che può davvero raggiungere e l’indicatore per verificarlo.