Parte II · Residenzialità

Chi ci abita, e come tornarci

«Salvare i veneziani significa salvare Venezia.» Regolare le locazioni turistiche non riporta, da solo, i residenti. Servono due leve dirette sulla casa: rimettere in circolo il patrimonio pubblico — oggi in gran parte vuoto — e rendere di nuovo possibile e conveniente abitare la città storica.

01 · Il punto di partenza

Una città che si svuota e invecchia, senza una periferia in cui espandersi

Venezia è unica perché è di fatto priva di periferia: o sei nella città storica, o sei altrove. Questo rende la residenzialità un problema tutto suo. La città storica ha perso quasi tre abitanti su quattro — dai 174.808 del 1951 ai 47.625 del 2025 — e chi resta è sempre più anziano: gli ultrasessantacinquenni sono il 33,1% dei residenti (media italiana 23%), e ogni 100 ragazzi sotto i 15 anni si contano 391 anziani. Più della metà dei nuclei — il 55,9% — è composto da una sola persona, spesso anziana. Non è solo spopolamento: è soprattutto «degiovanimento». (Comune di Venezia, Servizio Statistica, serie 1871-2025.)

L'esodo non è mai stato solo demografico: è di sostituzione. Già l'indagine COSES sui «cambi di residenza» del 2004-2008 fotografava una città che perde famiglie e anziani e attrae in cambio persone più giovani, più istruite e occupate — ma che «non riesce a trattenerle quando le esigenze abitative spingono a cercare offerte diverse». Non manca il potere attrattivo: manca la casa. Il caro-affitti veneziano, come mostra il dossier dati, è strutturale: i costi di restauro «neanche da paragonare» con la terraferma spingono i canoni a livelli che i redditi locali non reggono — un meccanismo che esisteva molto prima delle locazioni turistiche e che nessun tetto agli affitti brevi, da solo, scioglie.

47.625
abitanti nella città storica al 2025, contro i 174.808 del 1951: persi quasi tre residenti su quattro.
391
anziani ogni 100 giovani sotto i 15 anni: la residenza va ricostruita, non solo difesa.
55,9%
delle famiglie della città storica è di una sola persona, spesso anziana (2025).
31%
degli alloggi pubblici ATER nel Comune è sfitto o non locato (era il 19% nel 2017).

La regola d'oro di questo lavoro

Nessuna proposta viene giudicata per come suona, ma per la domanda del criterio §7 del dossier: dove è stata fatta, i residenti sono tornati? Le misure qui sotto sono scelte perché agiscono sulle cause vere — patrimonio pubblico inutilizzato e redditività dell'affitto lungo — non sul capro espiatorio di turno.

02 · La diagnosi

Il patrimonio pubblico c'è. È vuoto.

La prima leva non richiede di costruire nulla: richiede di rimettere in uso ciò che lo Stato già possiede. Negli ultimi trent'anni Comune, ATER, Regione e IPAV non sono stati inattivi — hanno pubblicato bandi, avviato programmi europei, finanziato manutenzioni. Ma il sistema non è riuscito a trasformare gli investimenti in un aumento netto degli alloggi abitabili e assegnati. Il collo di bottiglia veneziano non è la selezione della domanda: è la disponibilità materiale di alloggi ristrutturati.

Il dato che quasi mai viene pubblicato con continuità è anche il più importante — il saldo netto: alloggi effettivamente locati a fine anno meno quelli locati all'inizio. A Venezia quel saldo è nettamente negativo.

Patrimonio ATER nel Comune di Venezia — Fonte: OCIO, «La gestione del patrimonio di ATER», agg. 2024 (dati ATER, marzo 2025).
Indicatore20172024
Alloggi locati4.1823.511
Alloggi sfitti / non locati1.0021.585
Quota di sfitto sul patrimonio19%31%

In sette anni gli sfitti sono cresciuti di 583 unità e i locati sono scesi di circa 670. Nello stesso periodo (2020-2024) ATER ha concluso 175 interventi, ma a fine 2024 erano attivamente in recupero soltanto 23 alloggi — di cui 12 nella Venezia insulare, ancora in progettazione. Il presidente di ATER ha stimato in circa 500 gli alloggi sfitti del solo centro storico e in circa 53 milioni di euro il fabbisogno per recuperarli: un ordine di grandezza, non un inventario certificato. Recuperare un alloggio nella città d'acqua costa molto più che in terraferma — per i 12 alloggi insulari in cantiere si stimano oltre 131.000 € ciascuno.

Non è solo un problema ATER. Anche il patrimonio IPAV (587 abitazioni nel 2021, 569 in città storica) vede crescere lo sfitto — da 57 a 82 alloggi tra il 2020 e il 2022. E il confronto europeo è impietoso: dove l'edilizia pubblica copre oltre il 20% della domanda locativa (Parigi, Vienna, Amsterdam) funziona da calmiere dei canoni; in Italia è ferma a circa il 4%, a Venezia all'8% — e per giunta in dismissione.

Il verdetto

Ciò che ha funzionato sono i singoli programmi delimitati e finanziati: le ex Conterie di Murano, le 18 abitazioni di social housing consegnate nel centro storico nel febbraio 2026. Ciò che non ha funzionato è il sistema — la manutenzione e la rotazione. Un patrimonio pubblico che esiste catastalmente ma resta vuoto per degrado non svolge alcuna funzione abitativa.

03 · Le proposte

Due leve dirette sulla casa

Proposta A · Patrimonio pubblico

Recuperare gli alloggi sfitti, finanziandoli con il turismo

La residenzialità pubblica non è in conflitto con le locazioni turistiche: al contrario, si possono vincolare parte degli introiti generati dal turismo e dalle LT (imposta di soggiorno, contributo d'accesso, gettito fiscale delle attività ricettive) al restauro e alla rimessa in disponibilità degli alloggi ERP sfitti o degradati. Con un fabbisogno stimato attorno ai 53 milioni per i ~500 sfitti del centro storico, è una cifra raggiungibile — se le risorse sono vincolate e continue, non episodiche.

  • Inventario pubblico annuale e unitario degli alloggi inutilizzati — Comune, ATER e IPAV insieme — distinto fra centro storico, Giudecca, altre isole e terraferma, con stato di occupazione, costo e data prevista di riassegnazione.
  • Indicatore obbligatorio del saldo netto degli alloggi locati, non solo il numero di interventi o le somme stanziate: è l'unica misura che dice se la strategia funziona.
  • Fondo pluriennale per la rotazione, alimentato dagli introiti turistici, per intervenire subito quando un appartamento viene riconsegnato, prima che il degrado diventi strutturale.
  • Programma straordinario per gli sfitti del centro storico, dove i costi di cantiere sono molto superiori alla terraferma, con priorità a chi lavora e studia in città storica.

Perché funziona: è un intervento sull'offerta realmente disponibile, non sulla speranza che togliere le LT liberi alloggi che — come già prima del 2013 — tornerebbero invece in vendita o resterebbero chiusi.

Proposta B · Mercato privato

Rendere di nuovo conveniente l'affitto lungo

Il vero ostacolo all'affitto residenziale non è l'esistenza delle LT, è la sua redditività strutturale: un appartamento medio rende, ad affitto lungo, molto meno di alternative più liquide e meno onerose da gestire. Togliere le LT non lo rende conveniente — bisogna renderlo conveniente.

Il canale Comune-garante

Sul modello di Milano Abitare, il Comune (o un'agenzia unica per la casa) fa da garante tra proprietario e inquilino: garantisce canone, riscossione e rischio morosità, abbattendo la paura di «perdere» l'appartamento che oggi spinge tanti a tenerlo chiuso.

La carota fiscale e la convenzione

A chi affitta a residenti si affianca uno sgravio IMU comunale e la cedolare secca agevolata; sul modello della Legge Speciale, si possono offrire contributi al restauro previa convenzione (impegno pluriennale ad abitazione principale o canone concordato). La linea è sempre limite + incentivo, mai obbligo secco di locare.

Questa proposta è sviluppata in dettaglio — con la tenuta giuridica e le fonti — nelle Proposte sulle LT (Misura 1-bis e Misura 2).

La lezione da non ripetere: l'edilizia convenzionata annunciata e mai nata

Per vent'anni le politiche della casa a Venezia si sono concentrate sull'edilizia convenzionata pubblico-privato — con annunci grandiosi (1.400 alloggi con la giunta Costa, 5.000 con Orsoni, 7.500 in housing sociale annunciati da ATER nel 2013). Il bilancio civico di OCIO: su circa 1.214 alloggi annunciati, solo 209 assegnati. E dei realizzati, molti hanno tradito lo scopo: al Junghans alla Giudecca (80 alloggi convenzionati sui 174 previsti) diversi appartamenti finiscono oggi in locazione turistica. Ogni nuova misura va perciò legata a vincoli che impediscano il ritorno sul mercato — altrimenti si finanzia, con soldi pubblici, la turistificazione che si voleva contrastare.

04 · Le sette priorità

Cosa serve, in ordine, perché il patrimonio pubblico torni ad abitare

Sintetizzano ciò che la ricostruzione 1996-2026 indica come mancante. Non richiedono nuova edificazione: richiedono un sistema che tenga.

Un nodo di merito, non solo di risorse

Nel 2024 la Corte costituzionale (sent. n. 67) ha dichiarato illegittimo il requisito dei cinque anni di residenza in Veneto introdotto dalla legge regionale 39/2017: non esiste correlazione fra bisogno abitativo e durata pregressa della residenza. Per anni le graduatorie — compreso il bando ERP 2022 di Venezia — sono state influenzate da criteri poi corretti dai giudici. Selezionare meglio una domanda enormemente superiore all'offerta non aumenta gli alloggi: il tempo va speso a recuperarli.

05 · La domanda aperta

Chi vogliamo che venga a vivere qui, per fare cosa?

Rimettere alloggi sul mercato serve a poco se non si risponde alla domanda a monte. La città storica non tornerà a riempirsi di famiglie numerose come nel 1951: quel mondo è finito. Ma può attrarre studenti, ricercatori, giovani lavoratori, professionisti della conoscenza in un mondo iperconnesso dove l'auto non è più indispensabile — se offre casa, funzioni e servizi.

È il ponte verso la Parte III: senza botteghe, lavoro e un tessuto economico che non sia solo turismo, nessuna politica della casa basta a trattenere chi la casa la trova.

Serve un'analisi puntuale, non un sondaggio di intenzioni

Sapere che una quota di ex residenti «vorrebbe tornare» non basta a orientare una politica: è una preferenza dichiarata, per giunta rilevata da un'indagine telefonica di oltre quindici anni fa. Per decidere quali alloggi recuperare, dove e per chi, serve un'analisi aggiornata e disaggregata della domanda potenziale — per profili (studenti, giovani lavoratori, famiglie), fasce di reddito, dimensione del nucleo e funzione economica — incrociata con le caratteristiche reali del patrimonio sfitto (taglio, stato, costo di recupero, ubicazione). Senza questo, si rischia di rimettere sul mercato alloggi che non corrispondono a nessuna domanda concreta.

Cosa resta da precisare

L'impianto è corroborato dai dati puntuali sul patrimonio pubblico (OCIO 2024-2025 e ricostruzione ERP 1996-2026). Restano da precisare due grandezze: il gettito turistico effettivamente vincolabile anno per anno e la scansione temporale del programma di recupero.